Rimpianti
Sabato pomeriggio eravamo in curva ospiti a cantare Salutate la capolista e altri cori originali. Scambi di vaffa fra le tifoserie, bolognese/interista pezzo di …, tutta la partita con in faccia lo striscione Interisti di Bologna siete solo una vergogna (striscione che immagino abbia la prima parte intercambiabile a seconda della squadra ospite). Due cori Chi non salta rossonero è... hanno fatto saltare mezzo stadio; certi cori sono trasversali alle tifoserie.

Poi vengo a sapere che ieri durante J**e-Udinese (partita vinta dalla squadra di casa con un roboante 1-0), la curva Scirea (che si rivolterà nella tomba) è partita fischiando il messaggio antirazzismo all'inizio della partita, ha proseguito con Quanto ti odio Inter qui per finire con Se saltelli muore Balotelli. Loro si preparano così al derby d’Italia, noi non abbiamo nemmeno festeggiato la vittoria 3-1 fuori casa con il classico Juvemerda (per inciso il Bologna è una squadretta, ma a Torino ha strappato un pareggio).
Ovviamente la società si dissocia, Ferrara dice che è inaccettabile qualsiasi tipo di insulto, bla bla bla…
di arancioeblu, lunedì, 23 novembre 2009 alle 09:25
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in: inter, bleah, io
Voragini
Sono con un gruppo di persone intorno a una buca gigantesca. Sembra un piccolo cratere, come quello lasciato dallo scoppio di una bomba. Fra la ressa si fa largo, spintonando, una persona di bassa statura, mi sembra un ragazzino. Io gli urlo "Attento! Attento!". Ma tutti si spostano per farlo passare. Lo riconosco: è Silvio! e gli dico "Attento presidente, c'è una buca!" Tutti mi insultano.
di arancioeblu, sabato, 21 novembre 2009 alle 10:35
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in: io , fra le braccia di morfeo
Cosa bolle in pentola (3): odio Splinder
Da due giorni riesco a leggere i commenti ma non a farne di miei.
Quindi provvedo con un post:
LEELA: effettivamente i capoccia europei che dicono “è tutto OK” col marciume che sbuca dall’angolo dell’inquadratura sono come quello che insiste a sostenere che la crisi è finita.
LIA: mi sembra che ti stai dando da fare. Essere nell’ordine di idee è già un buon inizio, poi si inizia a mettere in pratica a fatica, poi diventa una cosa normale.
CATAPLOF: un po’ come per Lia. Il problema non è non sapere (l’ignoranza è un male rimediabile), ma sapere e fare come se nulla fosse.
ROSSANATURALE: mi hanno risposto, in modo veloce e circostanziato. È già qualcosa. L’insoddisfazione sta nella forma : visto che io mi sono firmata con nome, cognome, indirizzo e numero di tessera, sapere almeno con chi ho parlato mi sembra il minimo. Per quanto riguarda i progetti futuri, staremo a vedere.
A COOP ho risposto così: “Grazie per la risposta, rapida e ben articolata. Mi aspetto quindi nei prossimi mesi di leggere sulla rivista degli abbonati lo stato di fatto e l'aggiornamento dei progetti di cui riferite nella lettera.”
di arancioeblu, sabato, 21 novembre 2009 alle 10:25
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in: cosedicasa, attualitÃ
Andata e ritorno

Da quando il 12 settembre sono tornata da NY non vedevo l’ora di inaugurare la mia agendina 2010 acquistata al MoMA.
La copertina la vedete; sul retro, in basso, la scritta: The Museum of Modern Art. Essenziale, fichissima.
Stamattina sono arrivati una visita da segnare il 20 gennaio e un evento per il 3 aprile, quindi tutta emozionata ho tolto l’involucro di cellophane e l’ho aperta, con la delicatezza con cui si sfiora una reliquia.
Dentro, un pieghevole mi informa che l’agenda è progettata, prodotta e confezionata interamente in Italia.
di arancioeblu, venerdì, 20 novembre 2009 alle 12:12
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Cosa bolle in pentola (2): COOP risponde
Sorprendentemente il giorno successivo alla mia lettera, COOP risponde.
In estrema sintesi, un non meglio identificato Responsabile di settore (che settore? Settore Filodiretto? Settore scocciatori? Settore pesca? Settore capro espiatorio?) dice:
- Conosciamo il problema: per questo abbiamo attivato progetti alternativi di acquicoltura in Italia, controllati e certificati.
- Fermo restando il problema del persico proveniente dal lago Tanganica, non può COOP da sola risolvere problemi così profondi e complessi (ma va?!), ma COOP fa la sua parte e sceglie importatori e fornitori sulla base di criteri di correttezza di comportamento e osservanza delle leggi.
- Abbiamo avviato un progetto a medio termine con l’obiettivo di migliorare le condizioni socio-ambientali delle comunità nelle produzioni di nostro riferimento. Stiamo per ottenere la certificazione da parte di NATURLAND (www.naturland.de)
- Per quanto riguarda l’aspetto ecologico, intendiamo operare con interventi di immissione di specie persico-resistenti, e di estendere questi principi anche agli altri produttori della filiera.
- Ci siamo posti il problema del boicottaggio, ma ci siamo resi conto che questa decisione avrebbe spostato il problema, senza risolverlo. Noi pensiamo invece che sia opportuno fermarsi e contribuire in qualche modo a risolvere i problemi, facendosi complici non di dissesti ma di sviluppo, se pur faticoso e graduale.
La risposta completa è qui
di arancioeblu, venerdì, 20 novembre 2009 alle 11:32
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in: attualità , bleah, io
Cosa bolle in pentola?
http://www.darwinsnightmare.com/index.htm
La notizia ha già qualche anno, ma si continua a non parlarne.
I luccicanti e polposi filetti di pesce persico che si acquistano in Europa provengono dal Lago Tanganica, dove il persico è stato introdotto artificialmente negli anni ’60.
Il “Persico del Nilo” è un vorace predatore che s’è mangiato buona parte delle oltre 200 specie autoctone. C’è un bel danno ecologico, ma, perbacco, si è portato lavoro.
Mwanza è diventata Fish City: ci lavorano e ci muoiono pescatori e operai, gente che nella sua vita aveva solo fatto l’agricoltore. Si sono trasferiti lì, le donne si prostituiscono, le malattie sessualmente trasmissibili si diffondono col loro carico di morte, i bambini, molti dei quali orfani, bruciano i resti degli imballaggi per ricavare colla da sniffare. Un vero sballo. Ovviamente tutte queste persone il persico che pescano e preparano per la spedizione, non possono mangiarlo perché il prezzo al quale viene venduto è per loro assolutamente fuori mercato.
Per loro c’è sempre però la possibilità di utilizzare gli scarti di lavorazione che, già in avanzato stato di putrefazione, vengono caricati in qualche modo su camion che li portano nei villaggi satellite di Fish City, dove le donne li fanno essiccare, li trattano con ammoniaca (che inalano), friggono le teste e le vendono.
Il trasporto viene fatto da compagnie aeree i cui piloti vivono nelle baracche annesse agli aeroporti in attesa del carico. Anche in questo caso famiglie abbandonate in un capo del mondo, prostituzione, sfruttamento e miseria dall’altro. C’è più di un sospetto sulla realistica possibilità che gli aerei non arrivino in Africa vuoti: nelle loro stive ci sono armi per quei paesi che il mondo occidentale (noi) ha interesse a mantenere nella povertà, nell’ignoranza, nella malattia. Aerei che arrivano pieni di armi e ripartono pieni di pesce.
Io, da anni, non compro il persico del lago Tanganica.
Stamattina ho scritto una lettera a COOP chiedendo se davvero non può rifiutarsi di commercializzarlo.
A voi chiedo: davvero possiamo continuare a pensare che certi problemi non ci riguardino? Davvero pensiamo di non poter fare niente? Perché non cominciare chiedendo risposte a chi rende se stesso e noi partecipi di questo schifo?
di arancioeblu, mercoledì, 18 novembre 2009 alle 12:31
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in: cosedicasa, attualità , bleah
John Banville, Dove è sempre notte - 2007
Traduzione di Marcella Dallatorre
Capita di cercare un libro di Ian McEwan e che l’occhio cada sul ripiano di sopra, occupato dagli scrittori irlandesi. Capita di chiedersi (non me ne vogliate) Chi è ‘sto John Banville?, di essere attratti dalla copertina e di voler andare oltre la prima pagina.
Da un pezzo non scrivevo di letture, da un pezzo non avevo letto qualcosa di così appassionante.
Dove è sempre notte è un romanzo noir in tre parti, ambientato prima in Irlanda, poi a metà fra Irlanda e Boston, e infine solo a Boston, negli anni Cinquanta.
Quirke, il protagonista, è un anatomopatologo che da vent’anni, da quando è rimasto vedovo, ha la sola compagnia dei morti che disseziona, dell’alcol e delle sigarette. Una sera, non proprio sobrio, trova nel suo studio il cognato – Mal, neonatologo – che sta compilando, falsificandola, la cartella clinica di una giovane donna deceduta.
A poco a poco il quadro si fa chiaro nei dettagli, nelle psicologie e negli eventi: Quirke e Mal (fratellastri perché Quirke, orfano, è stato adottato dalla facoltosa famiglia di Mal) hanno sposato due sorelle; di là dall’oceano c’è una strana storia di bambini adottati, di ordini ecclesiastici, di cattolicesimo che si intreccia con le sette. In Irlanda, testimoni massacrate, indagini insabbiate, picchiatori su commissione e fiumi di whisky. Da entrambi i lati dell’oceano ci sono donne che vogliono emanciparsi, poteri che orientano e condizionano le vite, approfittatori, voglia di rivalsa. Nessuno è pulito, tutti hanno segreti.
Il grande pregio di questo romanzo è che nonostante lasci trasparire da subito la trama e i possibili sviluppi, riesce sempre a sorprendere nell’avvicendarsi dei fatti e quando ci svela i segreti. Le numerose sigarette di Quirke e quelle delle tante donne emancipate che abitano questa storia, creano un’ambientazione fumosa non solo in senso metaforico: in un curioso ribaltamento narrativo, man mano si procede nella lettura e ogni pezzo viene collocato, anziché avere la sensazione di raggiungere la chiarezza, si matura la consapevolezza che la logica dei fatti contrasta quella delle motivazioni. Mentre ci si chiarisce il COME, ci è meno chiaro il PERCHÉ, quello più profondo. Ed è sempre più tangibile la sensazione di essere intorpiditi dall’alcol e alla fine, quando gli occhi intravedono oltre la cortina di fumo l’ultima frase, si ha la bocca amara e impastata, come dopo una sbronza.
di arancioeblu, domenica, 15 novembre 2009 alle 18:15
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